Scarpe antinfortunistiche: guida pratica per scegliere, usare e manutenerle
Le scarpe antinfortunistiche rappresentano un elemento fondamentale per la sicurezza sul lavoro in molteplici settori professionali. Proteggono i piedi da rischi meccanici, chimici e ambientali, contribuendo a prevenire infortuni gravi. La scelta del modello giusto dipende dalle specifiche esigenze lavorative, dalle normative vigenti e dalle caratteristiche tecniche del dispositivo. Questa guida offre informazioni dettagliate per orientarsi tra tipologie, materiali, certificazioni e criteri di manutenzione, aiutando lavoratori e datori di lavoro a individuare la soluzione più adatta.
Le scarpe antinfortunistiche sono dispositivi di protezione individuale progettati per salvaguardare i piedi dei lavoratori esposti a rischi specifici. Ogni ambiente professionale presenta pericoli diversi: dalla caduta di oggetti pesanti nei cantieri edili, al contatto con sostanze chimiche in laboratorio, fino ai rischi di scivolamento in ambienti umidi o oleosi. Comprendere le caratteristiche tecniche, le normative di riferimento e i criteri di scelta consente di garantire la massima protezione e il comfort necessario durante l’intera giornata lavorativa.
Tipologie e normative: quali sono le classi di protezione e le certificazioni
Le scarpe antinfortunistiche sono classificate secondo la norma europea EN ISO 20345, che definisce diversi livelli di protezione in base ai rischi presenti sul luogo di lavoro. Le categorie principali includono SB, S1, S2 e S3, ciascuna con requisiti specifici. Le scarpe SB offrono protezione di base con puntale di sicurezza, mentre le S1 aggiungono proprietà antistatiche e assorbimento energetico nel tallone. Le S2 includono anche resistenza alla penetrazione e assorbimento dell’acqua, e le S3 presentano suola antiforo e battistrada con rilievi pronunciati per una maggiore aderenza.
Oltre a queste categorie, esistono classificazioni aggiuntive come S4 e S5 per calzature interamente in gomma o polimero, adatte ad ambienti molto umidi. Ogni modello certificato deve riportare il marchio CE e le indicazioni della classe di appartenenza, garantendo la conformità agli standard di sicurezza europei. Le certificazioni vengono rilasciate dopo rigorosi test di laboratorio che verificano la resistenza del puntale, la capacità di assorbimento degli urti e altre proprietà protettive.
Materiali e caratteristiche principali: puntale, suola antiforo e antiscivolo, comfort
I materiali utilizzati nella produzione delle scarpe antinfortunistiche determinano il livello di protezione e il comfort durante l’uso prolungato. Il puntale di sicurezza, elemento fondamentale, può essere realizzato in acciaio, alluminio o materiali compositi. L’acciaio offre resistenza elevata ma maggiore peso, mentre l’alluminio e i compositi garantiscono leggerezza senza compromettere la protezione. La scelta dipende dalle preferenze individuali e dalla durata delle attività lavorative.
La suola rappresenta un altro componente essenziale. Le suole antiscivolo sono realizzate in gomma o poliuretano con disegni specifici per garantire aderenza su superfici bagnate, oleose o irregolari. La lamina antiforo, inserita tra la suola e la tomaia, protegge da chiodi, schegge metalliche e oggetti appuntiti. Può essere in acciaio o in materiali tessili ad alta resistenza, più flessibili e leggeri.
Il comfort è garantito da fodere interne traspiranti, sistemi di ammortizzazione nel tallone e plantari anatomici. Materiali come la pelle naturale o i tessuti tecnici favoriscono la traspirazione, riducendo la sudorazione e prevenendo irritazioni cutanee durante l’uso prolungato.
Scelta della misura e adattamento: come misurare e valutare la calzata
La corretta vestibilità delle scarpe antinfortunistiche è cruciale per garantire sicurezza e comfort. Una calzata inadeguata può causare dolori, vesciche e affaticamento, riducendo l’efficacia protettiva del dispositivo. Per individuare la misura corretta, è consigliabile misurare entrambi i piedi a fine giornata, quando tendono ad essere leggermente più gonfi, e scegliere la taglia corrispondente al piede più grande.
Durante la prova, è importante indossare calze simili a quelle utilizzate sul lavoro e verificare che tra l’alluce e la punta della scarpa rimanga uno spazio di circa un centimetro. Il tallone deve rimanere ben saldo senza scivolare durante la camminata, e la tomaia non deve comprimere eccessivamente il collo del piede. Camminare per alcuni minuti permette di valutare la flessibilità della suola e l’assenza di punti di pressione.
Alcuni modelli offrono sistemi di regolazione come lacci, chiusure velcro o cinghie, che consentono di adattare la calzata alle caratteristiche individuali del piede. La scelta tra scarpe basse, stivaletti o stivali dipende dal livello di protezione richiesto e dalle condizioni ambientali.
Manutenzione e durata: pulizia, controllo, riparazioni e tempi di sostituzione
Una corretta manutenzione prolunga la durata delle scarpe antinfortunistiche e ne preserva le proprietà protettive. La pulizia regolare rimuove fango, polvere e residui che possono deteriorare i materiali. Per le scarpe in pelle, è consigliabile utilizzare spazzole morbide e prodotti specifici, evitando detergenti aggressivi che possono seccare il materiale. Le calzature in materiali sintetici possono essere pulite con acqua tiepida e sapone neutro.
Dopo ogni utilizzo, è opportuno lasciare asciugare le scarpe lontano da fonti di calore diretto, che potrebbero deformare la suola o danneggiare la tomaia. L’uso di forme interne o carta assorbente aiuta a mantenere la forma originale e accelera l’asciugatura.
Controlli periodici permettono di individuare segni di usura come suole consumate, cuciture allentate o danni al puntale. Quando la suola presenta un’usura superiore al 50 percento del battistrada originale, o quando compaiono crepe e deformazioni, è necessario sostituire le scarpe. In media, le calzature antinfortunistiche utilizzate quotidianamente hanno una durata compresa tra sei mesi e due anni, a seconda dell’intensità d’uso e delle condizioni ambientali.
Alcune riparazioni minori, come la sostituzione di lacci o solette, possono essere effettuate autonomamente, ma interventi strutturali devono essere eseguiti da professionisti qualificati per non compromettere la certificazione di sicurezza.
Abbinamento al luogo di lavoro: quale modello scegliere in base ai rischi
La selezione del modello di scarpe antinfortunistiche deve basarsi su un’attenta valutazione dei rischi specifici presenti nell’ambiente lavorativo. Nei cantieri edili, dove è frequente la caduta di materiali pesanti e la presenza di oggetti appuntiti, sono raccomandate scarpe di classe S3 con puntale rinforzato e suola antiforo. Il battistrada marcato garantisce stabilità su terreni irregolari e fangosi.
Nelle officine meccaniche e negli stabilimenti industriali, dove possono verificarsi contatti con oli e sostanze scivolose, le scarpe con suola antiscivolo e proprietà antistatiche prevengono cadute e scariche elettrostatiche. Le calzature S2 o S3 sono generalmente adatte a questi contesti.
In ambienti sanitari o alimentari, dove l’igiene è prioritaria, si preferiscono modelli facilmente lavabili, realizzati in materiali sintetici o gomma, classificati come S4 o S5. Questi modelli offrono impermeabilità totale e resistenza a disinfettanti chimici.
Per lavori all’aperto in condizioni climatiche variabili, sono consigliate scarpe con fodera termica e membrana impermeabile traspirante, che mantengono i piedi asciutti e caldi senza compromettere la ventilazione. Nei magazzini e nei centri logistici, dove si cammina per lunghe distanze su superfici lisce, le scarpe S1 con buon supporto plantare e ammortizzazione riducono l’affaticamento.
La consultazione del documento di valutazione dei rischi aziendale e il confronto con il responsabile della sicurezza aiutano a individuare il modello più appropriato, garantendo la conformità normativa e la protezione ottimale dei lavoratori.