Scarpe antinfortunistiche leggere: guida rapida per scegliere sicurezza e comfort

Scegliere calzature da lavoro leggere e sicure può sembrare semplice, ma tra materiali, certificazioni e calzate ogni dettaglio incide su protezione e benessere. Questa guida rapida spiega come valutare le opzioni disponibili in Italia, così da ottenere equilibrio tra comfort quotidiano e requisiti normativi sul posto di lavoro.

Scarpe antinfortunistiche leggere: guida rapida per scegliere sicurezza e comfort

Le scarpe antinfortunistiche leggere uniscono protezione certificata e comfort per turni lunghi, riducendo l’affaticamento rispetto ai modelli tradizionali. Per scegliere bene è utile partire dal tipo di attività (magazzino, logistica, officina, edilizia leggera) e da una rapida analisi dei rischi: presenza di superfici bagnate o oleose, possibilità di perforazione, necessità di proprietà antistatiche o ESD, resistenza all’acqua e al calore. Da qui, si selezionano materiali e certificazioni più adatti, tenendo conto della vestibilità.

Caratteristiche chiave: cosa rende leggere e sicure

Le caratteristiche chiave delle scarpe antinfortunistiche leggere includono puntale protettivo (in composito, alluminio o acciaio), lamina antiperforazione (tessile o metallica), suola antiscivolo e assorbimento d’energia sul tallone. I modelli leggeri privilegiano materiali compositi e tessili che riducono il peso senza sacrificare la protezione. La tomaia in mesh tecnico o microfibra migliora la traspirabilità; la suola in PU/EVA o PU bi-densità con battistrada ottimizzato offre grip e ammortizzazione. Per ambienti con componenti elettroniche, la funzione ESD limita le cariche elettrostatiche. L’obiettivo è combinare protezione, comfort, libertà di movimento e stabilità.

Materiali e costruzione: cosa cercare

Materiali e costruzione leggera: cosa cercare? La tomaia può essere in knit traspirante, microfibra o nabuk tecnico: le prime due soluzioni pesano meno e asciugano rapidamente. Il puntale in composito (fibra di vetro o carbonio) è più leggero e termicamente neutro rispetto all’acciaio, utile in climi caldi o freddi. La lamina antiperforazione tessile (aramidica o HDPE) è flessibile e contribuisce alla leggerezza, pur garantendo resistenza alla perforazione secondo norma. Le suole in PU bi-densità abbinano un’intersuola morbida a un battistrada più duro per durata e aderenza; la gomma nitrilica è preferibile su superfici calde o in presenza di oli. Dettagli di costruzione come linguetta imbottita, collarino avvolgente e sistemi di allacciatura stabili (anche rapidi) migliorano calzata e sostegno.

Normative e certificazioni da conoscere

Le normative e certificazioni di sicurezza rilevanti in Italia per le calzature da lavoro fanno capo allo standard EN ISO 20345. Le classi più comuni sono: S1 (puntale + proprietà antistatiche e assorbimento d’urto), S1P (aggiunge lamina antiperforazione), S2 (resistenza alla penetrazione d’acqua della tomaia) e S3 (S2 + lamina antiperforazione). Per stivali polimerici esistono S4 e S5. L’aderenza è indicata con marcature di resistenza allo scivolamento che, a seconda dell’edizione della norma, possono comparire come SRA/SRB/SRC o con specifica “SR”. Altre marcature utili: ESD (scarica elettrostatica), HRO (suola resistente al calore), FO (resistenza a idrocarburi), WR (impermeabilità), CI/HI (isolamento dal freddo/caldo). Per ambienti asciutti e movimentazione leggera, S1 o S1P sono spesso sufficienti; per esterni e cantieri con superfici umide o terriccio, S3 offre una protezione più completa. Verificare sempre l’etichetta interna e la dichiarazione di conformità del produttore.

Comfort, vestibilità ed ergonomia

Comfort, vestibilità ed ergonomia per l’uso prolungato contano quanto la protezione. Una forma (last) adeguata alla pianta del piede riduce punti di pressione e vesciche; chi ha avampiede ampio dovrebbe cercare calzate wide. L’intersuola ammortizzata limita lo stress a ginocchia e schiena durante turni di 8–10 ore, mentre il plantare estraibile aiuta a gestire sudorazione e supporto dell’arco. Tomaie traspiranti e fodere che allontanano l’umidità mantengono il microclima interno più stabile. Stabilità laterale, talloniera strutturata e torsionalità controllata migliorano sicurezza su scale e superfici irregolari. Il peso complessivo incide sulla fatica: differenze di 100–150 g per scarpa si avvertono a fine giornata. Provare le calzature con le stesse calze usate al lavoro e lasciare spazio adeguato alle dita evita urti ripetuti sul puntale.

Cura, manutenzione e durata

Cura, manutenzione e durata nel tempo influenzano sia la sicurezza sia il comfort. Dopo l’uso, rimuovere lo sporco dal battistrada per preservare l’aderenza; per tomaie in mesh o microfibra, usare spazzole morbide e detergenti delicati. Asciugare lontano da fonti di calore diretto per non danneggiare adesivi e intersuola. Alternare due paia riduce usura e tempi di asciugatura. Controllare periodicamente: profondità dei tasselli, integrità della lamina (se visibile), stabilità del tallone, cuciture della tomaia e condizioni del plantare. Segnali che indicano sostituzione: battistrada liscio, tomaia lacerata, puntale esposto, calzatura deformata o perdita di ammortizzazione. In media, l’uso intensivo porta a una vita utile tra 12 e 18 mesi, ma dipende da peso dell’utilizzatore, superfici, carichi e condizioni ambientali. Per modelli ESD, test periodici di resistenza elettrica aiutano a garantire la conformità del sistema persona–calzatura–pavimento.

Come scegliere in base al lavoro svolto

Per mansioni in magazzino, picking e carrelli, puntare a S1P con suola molto aderente e tomaie traspiranti. In officina leggera, preferire tomaie resistenti a oli e grip elevato; se sono presenti trucioli o lamiere, la lamina antiperforazione è prioritaria. Per esterni o cantieri, S3 con tomaia idrorepellente e tasselli profondi migliora la presa su terreni instabili. In ambienti ESD o vicino a componenti sensibili, verificare la marcatura ESD e usare calze compatibili. Chi percorre molti chilometri al giorno può orientarsi verso modelli “safety sneaker” con intersuole morbide e alti livelli di assorbimento d’urto. Adeguare sempre la scelta alla valutazione dei rischi del luogo di lavoro e alle eventuali prescrizioni interne dell’azienda.

Errori comuni da evitare

Scegliere numeri troppo piccoli, ignorare la necessità di lamina antiperforazione in aree a rischio, trascurare la resistenza allo scivolamento richiesta o utilizzare modelli non conformi alla norma vigente sono errori frequenti. Anche una manutenzione insufficiente può trasformare una scarpa inizialmente sicura in un dispositivo inefficace. Verificare periodicamente lo stato delle suole e delle protezioni, sostituendo la calzatura quando non garantisce più le prestazioni originarie.

Sintesi rapida per una scelta consapevole

  • Definire i rischi principali: scivolamento, perforazione, acqua, calore, ESD.
  • Scegliere la classe EN ISO 20345 più adatta (S1/S1P/S2/S3, ecc.).
  • Privilegiare materiali compositi, lamina tessile e suole leggere per ridurre il peso.
  • Curare la calzata: spazio in punta, sostegno al tallone, plantare adeguato.
  • Manutenere regolarmente per mantenere aderenza e comfort.

In conclusione, le scarpe antinfortunistiche leggere permettono di lavorare con protezione certificata e minore affaticamento, a patto di scegliere modelli coerenti con i rischi effettivi, con materiali e costruzione di qualità e con una calzata controllata nel tempo attraverso manutenzione e sostituzione periodica.